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Negare l’esistenza del dolore servirà solo a renderlo più forte

Avete mai messo a bollire qualcosa in pentola a pressione ignorando che stesse fischiando come un treno da ore?

Avete provato ad aprirla senza aspettare li tempo necessario affinché il vapore uscisse piano dal tappino?

Avete mai tenuto a forza la mano sul coperchio di una pentola in ebollizione?

Questo esempio lo fece la mia insegnante di psicologia durante i primi anni di liceo, si tratta di  un concetto davvero molto semplice e intuitivo e la risposta è chiaramente NO.

No perché non si può lottare con una forza naturalmente più forte di noi, No perché non avrebbe senso, No perché ci faremmo del male, No perché non c’è motivo di trattenere qualcosa che per sua natura deve essere rilasciata.

E come mai lasciamo stare le pentole ma massacriamo la nostra Anima?

Perché non ci permettiamo di sentire il dolore?

Quel dolore che se lasciato fluire sarebbe infinitamente meno duro da sopportare e aprirebbe porte che nemmeno immaginiamo.

Siamo abituati a sopprimere il dolore, ad annebbiarlo, a spegnerlo con medicine e surrogati di felicità, a nasconderlo, a fare finta che non esista, a negarlo, a combatterlo e cambiare da un giorno all’altro non è pensabile né attuabile. Quello che suggerisco è solo una piccola presa di coscienza, un accettare di dire: “ci provo”, “ci penso”. E’ già un passo enorme, credetemi.

La differenza tra chi fa finta di non vedere e chi accetta una realtà che per quanto scomoda fa parte della nostra vita è impercettibile ma enorme.

Ho sofferto di artrite reumatoide dai 19 ai 37 anni. Questo blog è nato per parlare della mia vita con l’artrite reumatoide, con il dolore, con la sofferenza, con le mille lezioni imparate, con le cadute e le umiliazioni, le vittorie e i passi indietro. So di cosa parlo quando parlo del dolore purtroppo.

La mia nonna mi diceva sempre: “sorridi, non sta bene lamentarsi sempre che poi le persone (?) non ti vogliono più stare vicino. Fai finta di stare bene”.

Era di un’altra generazione, di un’altra epoca e in parte capisco e sono anche d’accordo con il senso del suo discorso. Non fare della propria vita una lamentazione continua e combattere per trovare il lato positivo di ogni accadimento (insegnamento preferirei dire, visto che ogni cosa che ci arriva è una lezione da parte dell’Universo) è giusto.

Quello che non lo è invece è fare finta che vada tutto bene nella misura in cui questo significa evitare il dolore. Cancellarlo, sopprimerlo, annegarlo nell’alcool, nel lavoro 24 ore al giorno, nel sesso senza perché, nelle chiacchiere da bar… in un vortice di cose, persone, rumori, attività che tengano temporaneamente distratto il cervello (mente scimmia che non tace mai se non impariamo a “domarla” tramite la meditazione) e ci impediscano di SENTIRE davvero quel dolore.

Perché il dolore fa paura. Una paura fottuta lo so.

Lo so.

Vi capisco. Sedersi e pensare di dire: – “ok, ci sono, dai vieni, sono pronta per vederti e darti il diritto di esistere”- fa una paura del diavolo.

Perché poi dovremmo farlo? Perché perdere tempo a fermarsi per stare chiaramente male quando si può fare finta che vada invece tutto bene: uscire, ridere, parlare, programmare viaggi, stare ore al telefono?

Perché fare fatica quando si può “star bene”? Perché impegnarsi, scavare, trovare qualcosa che apparentemente non vuole essere trovato e portarlo a galla, quando si può vivere in superficie in un equilibrio apparente fatto di vuoto?

Tutto quel pieno infatti di cui ci circondiamo per non essere costretti a SENTIRE, è vuoto. E’ solo apparenza, finzione, come uno sfondo teatrale. Un piccolo alito di vento e cadrebbe rovinosamente lasciandoci nudi di fronte a tutto ciò che avevamo cercato di nascondere e camuffare.

Perché impegnarsi quando con qualche birra ci si può scordare di tutto quel dolore divertirsi?

In questo stesso blog ho spesso scritto che per una sera staccavo dal dolore (il mio era fisico ma non fa moltissima differenza) e bevevo del buon vino, o uscivo con le amiche per non pensare più. Non rinnego nulla e non ritratto nulla. Era il mio antico modo di essere e non significa che sia sbagliato uscire con gli amici se ne avete voglia e se si tratta di relazioni che apportano davvero qualcosa all’Anima. Non significa nemmeno che bere un po’ di vino sia un errore.

L’errore è fare queste cose AL POSTO di fermarsi e guardare il dolore.

Non mi pento delle vecchie scelte, ma sono felice di essere cambiata anche se è stata una rivoluzione e come tutte le rivoluzioni ho dovuto accettare di distruggermi per rinascere.

Benedico la mia notte oscura perché mi ha messa di fronte a tutte le ferite che per anni avevo soppresso, nascosto dietro a maschere di finta felicità e travestito da bisogni che si potessero soddisfare facilmente.

Non ci sono traguardi che valgano il nostro viaggio qui sulla Terra che si possano ottenere con facilità. Mi dispiace per tutti quelli che ci speravano mio figlio compreso 😉 ma solo attraverso la morte – per quanto figurata – di tutto ciò che eravamo, potremo diventare ciò per cui siamo nati.

Anime meravigliose che si sono incarnate per qualcosa di più grande di un piano di fuga  ❤

Namastè

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10 risposte a "Negare l’esistenza del dolore servirà solo a renderlo più forte"

  1. Come puoi immaginare, sposo totalmente le tue parole. Sai perfettamente come il mio dolore emotivo ed esistenziale mi abbia permesso di rivedere e conoscere nuovamente me stessa.
    Non c’è niente da fare, il dolore va vissuto e va accolto, fino in fondo.

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  2. Le nonne dicono sempre un fondo di verità, anche se, è vero, non possiamo sempre fingere di essere felici in tutto e per tutto. C’è davvero gente che passa la sua vita a lamentarsi e non ha il minimo problema e poi c’è qualcuno che davvero sta male e non dice una parola! Tu sei una donna molto, molto, estremamente forte! E ti ammiro tantissimo, sappilo!

    Piace a 1 persona

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