artrite reumatoide · artrithis awareness · autoimmunità · condivisione · GRATITUDINE · joe cross · juice fast · juicing · lightworker · magia · mamma single · meditazione · polvere di stelle · positività

La ferita “spumata”

Molto spesso la paura della paura è così potente da schiacciarci.

Restiamo  immobili senza sapere dove andare da che parte giraci, senza fare rumore che forse se noi non vediamo lei allora lei non vedrà noi. Respiriamo a malapena come quando di notte sentiamo un rumore e stiamo all’erta paralizzati senza fare assolutamente niente.

E’ l’immobilità. Quel limbo umido e nero in cui non c’è soluzione, non c’è luce, non c’è trattativa. Non si va né avanti né indietro e si continua a sperimentare quel dolore ancora e ancora e ancora come se fossimo incapaci di reagire di fronte ad una lama che affonda e affonda e affonda ancora dentro di noi.

Si sta senza fiato, senza forze, quasi in stato depressivo e spesso ci si circonda di rumore.

Delle parole, delle persone, di chiacchiere senza fine e senza scopo al fine di evitare quel silenzio che ci pare spaventoso. Eppure è solo lì, in quel silenzio Divino che troveremo la soluzione. Si può chiamarlo Dio, Io, Universo, ognuno può dargli il nome che preferisce non importa perché in quello spazio non sono importanti le etichette. Quello che conta, la sola cosa che conta davvero è sporcarsi le mani.

Non ci sono scappatoie, strade più dolci, stratagemmi, trucchi che possano rendere il lavoro più facile.

Guarire una ferita è un lavoro sporco. E duro. Molto sporco e molto duro. Bisogna essere disposti a smembrarsi, e nessuno lo farà per noi, è compito nostro fare a pezzi tutto quello che eravamo e siamo sempre stati per poter rinascere.

E nel momento in cui si inizia ad AGIRE, da qualunque parte si prenda il lavoro, si sente il carico farsi un poco più leggero, si sente parte della tensione allentarsi e quasi appare un sorriso.

Perché la paura di avere paura è più forte della paura stessa, ma quando la si affronta, quando ci si mette faccia a faccia con la nostra ferita e la si guarda e le si dice: “ok, ti riconosco, ti riconosco il diritto ad esistere”,  è  come se un po’ la si sfumasse. Sapete quando facevate i disegni a carboncino da bambini? E poi ci passavate su il dito? Mio figlio lo chiamava “il cane spumato” anziché sFumato, mi faceva tantissimo ridere e ho deciso di chiamarla così. La ferita spumata. Fa un po’ ridere vero? E fa un po’ meno paura di prima?

E’ così. L’immobilità del non avere coraggio di agire è ingannevole.

Per un po’ sembra che vada tutto bene, ci si racconta storie, ci si crede anche. Per un po’. Ma le ferite sono come la muffa su una parete, per quanto sia costosa la pittura bianca che scegliamo non la fermeremo a lungo, prima o poi riaffiorerà e ci costringerà a prendere delle contromisure. Allo stesso modo per le ferite che ci portiamo dentro da chissà quanto tempo, magari anche da interi alberi genealogici.

Quello che serve sono solo un pizzico di coraggio e la determinazione a lavorare duramente e con impegno su se stessi.

Accettare quello che c’è in quel momento, senza respingerlo ma dandogli diritto di asilo è un’arma potente tante volte sottovalutata; tantissime volte sento le amiche dire- quasi senza prestare attenzione alla frase -: “non voglio stare male”. Ma è proprio così che si spingerà quella lama ancora più a fondo senza peraltro arrivare mai alla radice del problema, senza andare nemmeno per sbaglio vicino alla soluzione.

Quello che ci arriva ha sempre uno scopo, l’Universo non ci manda nulla per caso né le persone né le situazioni o gli stati d’animo e certo accettare di stare da schifo non è una cosa facile e non è che la si impara dall’oggi al domani, ecco perché dico sempre che bisogna lavorare su di noi anche e soprattutto quando si sta bene, per imparare a sentire davvero dentro cosa abbiamo. Per stare in silenzio, e fare silenzio dentro di noi nel profondo e ascoltare quello che c’è veramente al di là delle parole che ingannano e confondono. E sto scrivendo queste parole con un polso che fa un male cane perché sono in un momento del mese delicato e di solito in questi giorni i dolori si fanno un po’ sentire e non è facile, lo so. Quella che i monaci buddisti chiamano “la mente scimmia”, cioè quella mente che non tace mai e che ci impedisce di ascoltare il nostro vero Io che invece la soluzione ce l’ha sempre, mi sta assillando con mille dubbi e domande e cerca di mettere in discussione tutto quello a cui sono arrivata con anni di duro lavoro, quindi anche se sono qui a raccontarvi che bisogna accettare quello che c’è, so perfettamente che è una delle prove più difficili. Ma quello che ho imparato è che più la sfida è dura, più la ricompensa è grande.

Quando si riuscirà a vedere la meraviglia della vita nonostante la ferita, nonostante la paura, nonostante gli interrogativi, le domande, i dubbi, le paure che pare non abbiano mai fine, allora potremo dire di aver superato un gradino bello alto e credetemi: quando l’hai superato non torni più indietro.

Puoi cadere certo, succederà di sicuro. E la mente andrà a nozze con questo e ti farà credere di aver perso tutto quello che avevi imparato, ma non è così. Non è mai così, nonostante i suoi trucchetti sporchi per cercare di riconquistarsi un posto privilegiato nella tua vita, perché la mente non accetta tanto facilmente che tu abbia trovato un altro modo per andare avanti che tu l’abbia messa a tacere, che tu possa usarla quando ne hai bisogno ma che tu sappia spegnerla . Ecco allora che farai fatica a meditare, che ti siederai e dopo un secondo ti verrà in mente che il tacchino che hai preso l’altro giorno era da scongelare, o che hai finito la lettiera del gatto o che devi firmare il 5 di tuo figlio sul libretto e ti verrà un giramento di palle cosmico e ti sentirai stupida e incapace e se molli in quel momento e la dai vinta alla mente allora sì cadrai.

Ma nonostante la caduta sarai comunque e sempre un gradino avanti di quel che eri prima di cominciare, quel traguardo non te lo porterà via nessuno e anche se ci saranno giornate interminabili, anche se andrai a letto credendo di aver lavorato per niente, che non sia cambiato niente, tu ringrazia. La sera quando vai a letto ringrazia i tuoi Angeli (o chi vuoi tu, senza regole né etichette), ringrazia per quello che hai avuto, per quello che poteva andare storto e non è andato. Ringrazia per quel sorriso che sei riuscita a fare quando ti veniva da piangere, per quell’ora in cui hai interrogato tuo figlio, chiacchierato con tua figlia, portato fuori il cane o cucinato per la famiglia nonostante avessi solo voglia di mollare tutto e piangere.

Ringrazia per le lacrime se invece hai pianto, per quel momento solo tuo in cui hai lasciato uscire tutto il dolore, ringrazia per la forza che hai avuto e chiedine altra, chiedi di essere aiutata a lottare ancora e con più coraggio, chiedi di non essere sola in questo e credimi, l’Universo ha orecchie molto buone <3. Se ti fidi, se ti lasci andare, se ti affidi, se inizi a credere in te stessa, quella te che per troppo tempo hai segregato e nascosto e a cui hai tappato la bocca e impedito di esistere, quella a cui non credevi, che denigravi, quella cui proprio tu hai fatto più male …. non sarai mai più sola ❤

 

Annunci

6 risposte a "La ferita “spumata”"

  1. Condivido ogni singola parola che hai scritto. Penso che sia anche un problema culturale ed educativo, non sappiamo affrontare. La maggior parte preferisce scappare in eterno, lasciarsi vivere silenziosamente dal dolore piuttosto che affrontarlo a viso aperto.

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...