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Meditazione di compassione verso se stessi.

Da quando tutto è cambiato quasi 5 mesi fa e mi sono trovata ad essere quasi una testimone di ciò che stava avvenendo in me, sono moltissime le cose della mia vita che si sono dovute adattare a questa nuova vita e pelle, al mio nuovo modo di essere.

Ho usato il termine testimone perchè il grosso del cambiamento è iniziato mentre io lo stavo semplicemente a guardare senza che apparentemente avessi fatto nulla per arrivarci, ma se penso a tutto il lavoro fatto su di me negli ultimi 13 anni (che guarda caso coincidono con l’arrivo su questa Terra di Adolescente) mi accorgo che forse la strada era pronta e il momento era arrivato.

Qualche risposta si è manifestata spontaneamente come se ad ogni domanda, come se per ogni dubbio che avessi l’Universo mi mandasse un segno, altre cose sono state una sfida e lo sono tutt’ora. Il cambiamento è una sfida. Sempre.

Imparare a non giudicare è la più grande di tutte.

Ogni volta che giudichiamo qualcuno stiamo giudicando noi stessi, non c’è niente da fare è così ed è sempre così e questo ci fa incazzare terribilmente perchè pensiamo: “ma com’è possibile che io abbia in me quell’aspetto così sgradevole che odio in quella persona? Non è possibile, assolutamente  non può essere così“. Questo fa parte del processo, è la prima parte. La negazione assoluta e totale.

Se si va avanti si persevera si vuole davvero fare pulizia dentro di sé, se la strada è quella giusta e si vuole continuare a percorrerla prima o poi ci si accorgerà che era così. Era qualcosa di noi che vedevamo riflesso negli altri. Allora forse si può guarire quella parte accettandola, facendola diventare una parte che riconosciamo e accettiamo di noi, abbracciandola la integriamo. E possiamo andare oltre. Con un pezzetto in più che è finito al suo posto.

Non è molto dissimile dal discorso che fa Charlie sull’ombra.

Ma se imparare a non giudicare gli altri per me è così difficile, imparare a non giudicare me stessa è la sfida delle sfide. E credo che non potrò mai fare nulla di buono, né essere di aiuto davvero agli altri fino a che non avrò imparato ad essere buona e gentile verso me stessa.

Qui, a voi, in questo spazio che mi pare molto protetto ma che in realtà non lo è affatto, scrivo cose che ho persino paura a dire a voce alta. L’altra mattina mi sono svegliata, ero ancora nello stato ipnopompico (lo stato di risveglio quando dal torpore della notte passiamo allo stato di veglia, è il momento in cui spesso si hanno dei forti insight) e ho visto un pensiero formarsi su di me. E’ stato come darmi un pugno nello stomaco. Mi sono detta una cosa così brutta e cattiva e orribile che forse non sono ancora pronta per dirla ad alta voce. Sto ancora male dopo due giorni per quello che mi sono fatta. Perchè ogni volta che medito, faccio yoga, vado a reiki, mi coccolo, faccio dei piccoli passi verso la guarigione della mia Anima e poi mi dico certe cose che in un attimo mi riportano indietro di 20 anni a quando tutto è iniziato, a quando non mi conoscevo, a quando ero totalmente inconsapevole e non facevo altro che giudicarmi ed essere cattiva con me.

Pensate che una ferita nell’anima sia meno importante di una sulla pelle? Per la mia esperienza è forse vero il contrario…

Questo articolo si sta scrivendo da solo dopo aver letto quello di una mia carissima AMICA ❤ che spero di poter conoscere dal vivo molto presto, una ragazza stupenda con un’ironia dirompente, una donna molto intelligente che in questi anni di blogghitudine mi è stata molto vicina (non è la sola ovviamente <3) . L’articolo si chiama Stick per aromaterapia “yoga & meditation” – BADGER correte subito a leggerlo perchè come tutti i suoi articoli è interessante dalla prima all’ultima riga, e vi farà ridere tanto come solo lei sa fare. Ma vi farà anche riflettere.

Qualche settimana fa con la mia maestra abbiamo fatto una meditazione bellissima che mi ha lasciata piena di gratitudine e con una sensazione di infinite possibilità per me di aprirmi ed abbracciare la bambina ferita che è ancora arrabbiata.

Ci siamo sedute sui cuscini e dopo aver parlato un po di quello che provavo mi ha guidata in una meditazione che – lo ammetto – non credevo avrebbe funzionato. Il mio scetticismo cronico (sommato a mancanza di fiducia) è buffo perchè permette che io venga stupita ogni volta dal potere della meditazione.

Non ricordo le esatte parole che mi diceva quindi non le inventerò per voi, ma il senso era di stare lì esattamente nella condizione in cui ero, con le rabbie che avevo, la frustrazione e il malessere che provavo – che era più o meno: “non voglio avere male, mi odio, guarda che schifo, non posso neanche pettinarmi i capelli, malattia di merda, non posso decidere niente della mia vita, sta andando tutto a rotoli, questo male non passa mai, non posso fare niente, non guarirò mai, eccetera eccetera” -.

Stare con quello che c’è, senza giudicarlo. Cosa che di solito non avviene mai, anzi avviene proprio il contrario. Uno si siede lì e inizia a respirare passano 3 secondi e arriva il primo pensiero. A quel punto si può o seguirlo e perdersi fino a ritrovarsi in Alaska senza sapere come ci si è arrivati, o iniziare a giudicarsi per non essere in grado di meditare. A quel punto senza una buona tecnica e senza la determinazione la meditazione è finita e probabilmente non la si farà mai più.

Lei invece mi ha guidata a vedere tutti i pensieri che stavano correndo nella mia mente ma senza giudicarli, per arrivare dolcemente ad un . Profondo, accogliente, tridimensionale, in cui mi sono infilata e  ne sono diventata parte. Ero il . Stavo con lui e lui era la mia armatura. Ero nel , ero nel:

Sì, puoi essere così

Sì, puoi essere arrabbiata

Sì, puoi abbracciarti

Sì, puoi perdonarti

Sì, puoi provare rabbia

Sì, è normale che tu non voglia il dolore

Sì, ero con quello che c’era.

Quando ha suonato le campane per indicare la fine della meditazione il ritorno alla realtà è stato pieno di gioia e gratitudine.

E’ questo che fa la meditazione: ci riempie di gratitudine ❤

La mia maestra mia ha suggerito di non chiudere gli occhi durante la meditazione per non perdermi nei pensieri e per stare radicata. Ma quello che le ho risposto ha illuminato il suo viso e quando ho finito di spiegare il motivo per cui li avevo tenuti chiusi è stata d’accordo con me. L’avevo fatto per stare dentro, visto che era un esercizio per abbracciare le cose che non volevo vedere e che non accettavo di me, sono scesa in profondità e mi sono fatta cullare dalle immagini ipnagogiche e dopo qualche primo iniziale minuto in cui c’era solo nero e il mio respiro che si calmava sempre di più, ho iniziato a vedere un enorme davanti a me. Era solido e mi attraeva per la sua forma, mi sono avvicinata facendomi guidare dalle sue parole finché non ci sono entrata dentro, con tutto il corpo e il dolore che stavo cercando di negare, siamo entrati e lì abbiamo potuto smettere di provare rabbia.

Spesso non provo rabbia perchè c’è la malattia ma perchè non vorrei provare rabbia verso di me per ciò che non riesco a fare e che vorrei fare. Non so se riesco a spiegarmi, faccio un esempio….

Vorrei pettinarmi i capelli senza provare dolore per via dei nervi delle braccia infiammati e non appena sperimento il dolore provo una rabbia indicibile e bestiale che mi prende in ostaggio per ore, ma NON perchè non riesco a pettinarmi bensì perchè non accetto di essere incazzata per questo….

La meditazione mindfulness mi sta salvando perchè mi insegna a stare esattamente in quel momento, con quello che c’è, senza giudicare.

E non è: sono contenta di provare rabbia o che bello esploriamo la rabbia, ma piuttosto un va bene, sto provando rabbia, ok, sto qui con questa rabbia. E quando la guardi, quando le permetti di mostrarsi, quando le lasci uno spazio per fare casino… spesso smette di farlo. La stai abbracciando. ❤

Le dici va bene rabbia ti vedo, ok, resta qui. Negarla, cercare di ignorarla, mandarla via a spintoni non è mai la soluzione. Almeno per me.

Se vi interessa vi lascio alcuni link utili per fare qualche piccolo passo verso la meditazione mindfulness, da usare nei momenti in cui ci pare di essere persi:

  1. 6 esercizi da fare oggi 🙂 facili, veloci e utilissimi
  2. esercizio di consapevolezza del respiro che pare una cosa banale ma non è così…quante volte lo diamo per scontato? Ci fermiamo mai a pensare al fatto che dobbiamo respirare? 🙂
  3. esercizi di mindfulness 
  4. Sette esercizi da fare durante il giorno 
  5. esercizi per sentirsi bene 

Grazie Francesca per quello che hai scritto su di me, non corrisponde sempre al vero ma la vita è zucchero, cacao amaro e sassi, no? E quindi viaggiamo finché siamo vivi cercando di farlo al meglio delle nostre possibilità e cercando di crescere e scoprire e guarire il più possibile, per essere d’aiuto a noi e a tutti gli esseri. Buona domenica 🙂

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20 thoughts on “Meditazione di compassione verso se stessi.

  1. Giudicare gli altri ci sembra sempre un modo per nascondere quello che abbiamo sbagliato di nostro. Infatti sembra molto difficile non farlo, e il tuo post è pieno di spunti interessanti per migliorarci un po’! Sai che parlavo di questa cosa proprio mercoledì? Che casualità! POtrei riprendere la conversazione proprio con il tuo articolo 😀

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  2. Questo post lo faccio mio. Ovviamente tu parli delle tue esperienze e le mie sono differenti. Ma anche io come te sto portando avanti un cammino di consapevolezza cominciato più di due anni fa, al quale negli ultimi mesi, mi ci sono dedicata tantissimo. Bisogna imparare a conoscersi ed è una questione per niente banale.

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  3. Per me la vita è’ un susseguirsi di tappe , lungo il viaggio che percorriamo dentro noi stessi …..
    Uno degli argomenti di questo post straordinario è la conoscenza di se’, attraverso la quale impariamo a conoscere anche gli altri e a limitare la “proiezione” dei nostri difetti su di loro…
    L’accettazione di se’ , e’un’altro pezzo di cammino , obbligatorio se vogliamo sentirci in pace…
    Sono d’accordo con te su tutto e ho apprezzato moltissimo come hai trattato i vari passaggi
    Grazie

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  4. Francesca dici? La conosco anche io praticamente da una vita! E posso confermare che, nonostante tutto, è davvero simpatica, sa ancora stupirmi dopo tutto questo tempo… 😀
    Ha funzionato? Intendo la digressione per non affrontare a viso aperto i complimenti, che non so gestire?
    Si, vero? 😉

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  5. Giudicare gli altri è sempre molto semplice, io nel mio piccolo tento di non farlo mai, talvolta senza riuscirci. E’ umano.
    Non so tuttavia se il giudizio corrisponda anche ad una sorta di analisi di noi stessi nei confronti della persona giudicata, o sia un semplice confronto con i valori e gli ideali che noi abbiamo, dove magari anche noi siamo latenti.

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    1. è umano ma seguendo un certo ragionamento e lavoro si può farcela. I primi mesi sono impossibili 🙂 sono riuscita a guidicare QUALUNQUE cosa 🙂 e più mediti più vedi i pesieri quindi ti pare di farlo di più ma non è vero. E’ solo che li noti di più. Col tempo se ogni volta che stiamo giudicando ci fermiamo e cerchiamo in noi quella paura o quel comportamento e cerchiamo di “sistemarlo” e integrarlo in noi giudicheremo sempre meno. E’ un pò egoistico se vuoi ma non serve x gli altri: è per noi stessi 🙂 risolviamo per noi delle questioni che non avevamo mai voluto vedere e vedevamo invece negli altri. A specchio……

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  6. “ma com’è possibile che io abbia in me quell’aspetto così sgradevole che odio in quella persona? Non è possibile, assolutamente non può essere così“. Una mia amica disse questa frase (con altre parole ma il succo era quello) e mi fece riflettere molto. Io penso che oltre quella componente ci sia anche (non sempre) un pizzico di invidia. Anche quando giudichiamo dei lati che consideriamo negativi. Comunque è interessante leggere del tuo “cammino”, traspare il tuo impegno che fa da stimolo agli altri e a me. :*

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  7. Hai scritto un post bellissimo.. mi hai fatto venire voglia di provarci. Migliorarmi in pochino e accettarmi e volermi bene di più.
    Torno con più calma a leggere anche tutti i link che hai messo.. mi ero avvicinata qualche tempo da alla mindfulness ma ne so troppo poco ancora 😉

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