artrite reumatoide · RIFLESSIONI

La mia casa nei boschi.

Quando ho pensato di fare un regalo ad Adolescente e portarlo a sciare, per l’unica volta negli ultimi due anni, sapevo che l’avrei pagata. Ma è incredibile come ogni volta io ricada puntualmente negli stessi errori senza ricordare. Sono tornata domenica sera, ovviamente non ho guidato io: se fosse stato così al primo autogrill mi sarei fermata a dormire, ma è stata pesantissima lo stesso.

Mi imbarazza spiegarlo a chi non può capire. Mi fa sentire stupida ma questo è un problema mio sul quale devo lavorare. Vorrei che fosse automatico capire ma non lo sarà mai. Non è possibile perchè se non si ha questa malattia – o una qualsiasi altra disabilità – non si può immaginare nè comprendere. Non è snobismo al contrario ma solo quello che ho provato e che provo ogni giorno. E’ l’esperienza che mi ha insegnato quanto difficile sia farsi capire dagli altri. Far sentire per davvero cosa si prova. Dal dolore fisico alla frustrazione. E, in mezzo, uno spettro di grigi e neri che ti avviluppano come pece. Combattere contro di loro è già mezza malattia.

Ogni cosa di questa vacanza è stata faticosa. Dal non avere le proprie cose al proprio posto – un posto comodo dove si possono arggiungere facilmente e senza sprecare energia – al non avere i propri spazi per riposare e sentirsi protetti.

Non avevo una camera? O non c’era un divano? Certo che c’erano: li ho usati e ho dormito, ma quando si sta male si diventa pigri, e abitudinari. Si ha bisogno delle proprie cose, è così e basta. Si può capire, cercare di capire, far finta di capire o rifiutarsi di capire. Devo imparare a non farlo essere un mio problema, nel caso.

Camminare sulle piste con la neve che entrava negli scarponi e Lampo sotto braccio per evitare di ritrovarmi un cane-ghiacciolo, la borsa che mi cadeva, il terrore di scivolare, il ginocchio pieno di liquido che non si piegava e che ad ogni passo mi faceva chiudere gli occhi dal male…tutto è stato difficile.

Ho voluto raggiungerli ad una baita sulle piste, loro sugli sci io a piedi, per farci una birretta al sole a metà mattina. Verso la fine ho creduto che mi sarei semplicemente lasciata cadere nella neve e che ci avrebbero ritrovati a primavera inoltrata, come la donna e il cane di Similaun. Invece ce l’ho fatta 🙂 e sono stata ripagata da due ore di meravigliosa bellezza.

Ma un pò poco per tutti i dolori e la stanchezza che da due giorni mi porto dietro.

Lo sguardo felice di Adolescente e il fatto che siano tre giorni che non parla d’altro che di sci, scarponi, snow board e che stia cercando disperatamente piste aperte per sciare il prossimo week end basta. Un pò. Ma non è sufficiente per scordare la fatica che ho fatto.

Mi sono un pò bruciacchiata al sole (ho lo stampino degli occhiali sul viso e sembro un panda) e non riesco a mettermi la crema. La pelle mi tira ma non c’è verso che nè i polsi nè i gomiti collaborino per farmela spalmare. Adolescente mi ha trovata con le lacrime due sere fa. Un pò demoralizzata, un pò avvilita, un pò altre mille cose insieme, e mi ha fatta ridere perchè parlava con Lampo e si sono messi d’accordo sul fatto l’avrebbero fatto loro. Lo teneva in braccio e gli muoveva la zampina mimando una mano che mette la crema. Allora ho pensato che ero scema a piangere. Che in fondo ho tutto quello di cui ho bisogno. E per quello che ancora non ho c’è la speranza e la fede, che mi tengono compagnia come fatine dei boschi, illuminando il cammino nei giorni buoni e dandomi coraggio e pace in quelli cattivi.

Anche questo non riesco e non voglio spiegarlo. Ci ho messo anni (37) a trovare questa pace e non è mio compito raccontare come ci sono arrivata o dove. Oguno ha il suo sacro percorso in questa vita e sceglie liberamente il proprio cammino. Il mio fin’ora è stato in salita, e lo è tutt’ora. Ma non sono più sola. Non mi sento mai sola e questo mi dà una forza e una gioia forse mai provate. Non spero più nelle medicine, nei guru, nei fanghi, nei funghi, nell’omeopatia o nella birra. Prego. E parlo con i miei Angeli. E credeteci o no loro rispondono. Sempre.

Ovviamente, ma forse non è così ovvio, non è una lamentela o una critica nei confronti della vacanza. E’ solo una considerazione di quanto sia dura fare cose che per la maggior parte delle persone sono scontate e assolutamente normali.

 

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23 thoughts on “La mia casa nei boschi.

  1. non sia quanto piacere mi faccia, dico davvero, mi sento sola (nonostante abbia appena detto di no) in questo a volte….è un problema mia lo riconosco ma è dura avere a che fare con gli altri, a volte peggio che con la malattia 😉

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  2. sei una donna coraggiosissima e fortissima hai davvero tutta la mia stima. ammiro il tuo coraggio a intraprendere un po di vacanza sulla neve e mi spiace un casino che la tua malattia nn ti lasci vivere liberamente e serenamente almeno per alcuni momenti…
    sei stata in gamba però, hai lo spirito della guerriera che nn si fa schiacciare da nulla. continua così, ti auguro davvero ogni bene e che la vita ti ripaghi della tua forza e delle tue lacrime…
    abbraccio grande
    daniela

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  3. Ammettilo, hai scritto questo pezzo per vedere se riuscivi a farmi piangere! Beh, missione compiuta. Ci sei riuscita con un misto di gioia per le tue imprese e per le tue soddisfazioni, dolore per le grandi difficoltà incontrate. Non ho problemi a capirti. Proprio per nulla.
    Un abbraccio forte.

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  4. Nessuno può capirti, in realtà tu CERCHI di farci credere che sei Serena, e invece quella S sta per SUPERGIRL.
    Ormai ti ho beccata, basta fingere.
    A parte gli scherzi, lo so che non è neppure lontanamente paragonabile, ma io soffro di attacchi di panico e agorafobia, anche prendere la macchina e fare 10 km per andare in un negozio diventa un problema, i sintomi fisici non si fanno attendere e pensare a un viaggio….ma meglio non pensarci!
    Tu però sei riuscita a fare tutto, hai anche omesso tutte le bestemmie che ti sono partire (eddai, lo so che qualcuna che è scappata!) e sei riuscita a cogliere il bello che questo tempo ti ha regalato.
    E niente, sei il panda più figo che conosca!

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  5. Oggi avevo una visita all’una. Sono uscita di casa alle 11.30 e sono tornata alle 14…ho dovuto dormire due ore per riprendermi. Dirti che ti stimo e che sei unica è riduttivo. Che mi insegni tanto..anche. Ti voglio bene, ecco ❤

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