artrite reumatoide

“Papy ma se è un trombo?” “Trombi.”

Questo demenziale scambio di battute è avvenuto realmente. Tra me e mio padre la sera prima dell’eco dopler al polpaccio.

Dopo una settimana di dolore atroce e impacchi di artrosilene e miotens il mio chirurgo per sicurezza mi ha mandata a fare un’ecografia. Nessuno ci credeva veramente che la responsabile potesse essere una trombo flebite. Nessuno a parte me: ben conscia che il mio livello di sfiga si era notevolmente alzato negli ultimi mesi.

Ma se fai l’eparina da dieci giorni?” – continuavano a dirmi -, ma io qualcosa che non andava lo sentivo in fondo alla gola. Lì dove sta quell’ovo sodo che non va mai né su né giù.

Ed ecco che l’ecografista controlla le cosce (tra l’altro un pezzo di manzo alto due metri con un fisico da mediano di mischia, e io sempre pelosa e sempre impreparata), l’inguine, il polpaccio destro continuando a sorridere e ad annuire. Poi si sposta sul sinistro esattamente dove mi fa male e cambia espressione, e sento il click dell’ecografo. Ne ho fatte talmente tante che ormai so che quando si fermano e fotografano vuol dire che c’è qualcosa da fotografare. Sì, non ci vuole molto a capirlo. Comunque sento il click, e lui è posizionato esattamente dove il dolore è più intenso e non annuisce più e mi si gela il sangue nelle vene.

E’ un trombo“.

Di 5 cm“.

La paura è esattamente la stessa di quando mi dissero: “è artrite reumatoide“. Paura per la mia vita.

Avrei voluto essere forte ma non ci sono riuscita, non importa se cercava di rassicurarmi dicendo che il rischio di embolia era solo al 2%: conosco la mia storia, conosco la sfortuna, conosco la stanchezza e conosco la paura. E sono stanca, e spaventata. E francamente non ne posso più. Avevo bisogno della mia energia per recuperare la mobilità del ginocchio, avevo bisogno di tutta la carica che mi veniva dall’essermi messa in piedi in un giorno. Non ci voleva, non ci voleva qualcosa che mi spaventasse e che influisse sull’umore.

Non so come gestirò questa nuova avventura. Mi sta sfuggendo tutto di mano.

Oggi ho sentito la reumatologa che ha deciso di sospendere parzialmente le terapie per evitare di sollecitarlo. Il fatto che sia leggermente calcificato – cosa che mi aveva sollevato il morale pensando che fosse meno probabile un suo movimento – è per lei più problematico. Mi ha consigliato di riposare e di fare gli esami per escludere la sindrome da anticorpi antifosfolipidi. Perchè due sono i casi: o è un trombo precedente all’intervento – cosa che sia il chirurgo, che lei, che la fisiatra credono – oppure piove sul bagnato.

Non succederà Serena, ma se dovessi sentire che ti manca il respiro vola al pronto soccorso“.

Non succederà, ma adesso mi manca il respiro ogni cinque minuti. Cerco di non dirlo e di ridere perchè l’atmosfera in casa non è più gioiosa e non mi piace e non mi serve e soprattutto non mi fa bene. Eravamo tutti così felici ieri mattina, fino alle 12.00. Poi improvvisamente un nuovo problema, una nuova sfida, una nuova paura. Non bastava tutto il resto?

Tra quarantacinque giorni nuova ecografia, sperando che nel frattempo si sia sciolto, non si sia ingrandito, e soprattutto non si sia mosso.

Per ogni respiro che faccio a pieni polmoni sono grata. Perchè in qualsiasi momento potrebbe non essere più così, ed è vero che se prendo la tangenziale alle 18.00 probabilmente il rischio è molto più alto del 2%, ma non ci si pensa. Fa meno paura. Avere un grumo di sangue di 5 cm che si è piazzato nelle tue vene e che se gli gira può volare fino ai polmoni – francamente – di paura ne fa tanta, perchè anche se mi dicono che non succederà, potrebbe succedere. E fa un pò girare il cazzo.

L’adolescente, che spesso ha atteggiamenti più da yogi che da adolescente, mi ha detto ieri di fronte alla nuova cura che mi hanno dato: “mamma c’è un lato positivo! Guarda che figata: è rosa!” (per chi non conosce il sarcasmo e l’ironia dell’adolescente spiego che questa è palesemente una battuta, perchè dall’alto dei suoi 12 anni ha capito che stavolta ho paura davvero e che forse – per la prima volta da tanto tempo – un pò ne ha anche mio padre).

 

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21 thoughts on ““Papy ma se è un trombo?” “Trombi.”

  1. Leggendo le tue parole pensavo solo ad una cosa: ti capisco. Vivo indirettamente una situazione simile, e ti capisco. So che hai paura, ma puoi e devi farcela, traspare dalla tue parola una forza d’animo impressionante. FORZA! ❤

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      1. Hai ragione, spesso la paura è davvero più grande di noi. Certe situazioni sono così imprevedibili che non si ha neanche il tempo di capire come comportarsi, ma le soluzioni sono due: restare immobili alla ricerca di una risposta, oppure alzarsi e reagire. Di solito, nonostante io predichi bene e razzoli male, consiglio la seconda 😉

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  2. La paura deve essere dominata. Pratico Arti Marziali da un bel po’ di tempo ed ho imparato a dominare tale stato d’animo…non è semplice!
    Non ti conoscono dunque sai come fare nelle tue situazioni, posso solo dirti che le persone che lottano o ci provano (come fai tu da quello che leggo nel tuo blog), piano piano imparano a dominare la paura.

    Un saluto! 😀

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  3. Mannaggia però pure il trombatore adesso?
    Sai voglio credere che qualcuno abbia deciso di metterti davanti tutte le peggio sfide in un colpo solo così poi, quando le avrai passate, potrai vivere felice e gioiosa come l’ape Maia…
    Perché meriti solo il meglio, più ti conosco e più mi convinco di quanto tu sia una persona davvero speciale, non devi assolutamente mollare, sei stata è sei forte ogni giorno!

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  4. Ho messo la stellina /mi piace ma non mi piace questa tua situazione. Capisco la paura . Capisco la stanchezza mentale. Vorrei dirti che i giorni voleranno, ma per chi aspetta i giorni non passano mai. Posso solo dirti che ti sono vicina, lo sono davvero .

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  5. Penso sia stata più una sorpresa, una cosa inaspettata e improvvisa, che paura. E anche paura se fosse stata, quanta ne hai affrontato fin ‘ora con meravigliosi risultati? Sei forte, fortissima, lasciati sorpresa della sorpresa, poi fai come hai sempre fato: guarda avanti con speranza e con fiducia, lasciati fuggire la mente su altro 🙂
    Ti abbraccio, non più forte di altre volte, perché… non è il caso (se si capisce che voglio dire 😉 )

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