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Barriere architettoniche e mentali.

Tre giorni in sedia a rotelle e ho già cambiato le mie prospettive.

Infinitamente più importante: stanno cambiando anche quelle di mio figlio. Ieri mi ha detto, mentre mi portava in bagno che non posso fare un metro da sola (pensavo che usare la sedia da sola mi avrebbe aiutata a fare un pò i muscoletti alle braccia almeno, ma l’adolescente ha deciso che non posso) :”a scuola ci avevano fatto fare una lezione di pallamano in sedia a rotelle, ma non è la stessa cosa…“. Credo fosse un progetto sociale promosso per sensibilizzare i ragazzi sulla disabilità.

Certo che non è la stessa cosa, eravate insieme, a fare casino in palestra, vi stavate divertendo e l’avete presa come una sfida. La vera sfida è vivere così.

Ieri sera ho pianto.

Ero a letto, saranno state le 22.00, ma era come se avessi sulle spalle il peso del mondo. Sulle prime ho creduto di essere sciocca, cretina e viziata. Deve averlo pensato anche mio padre perchè mi ha detto: “sei solo all’inizio, meglio che tu sia forte“. Ma io sono forte. Non erano lacrime di disperazione ma un solitario sfogo, ho buttato fuori la fatica per essere più forte oggi.

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Ho fatto un pò di fisioterapia casalinga ieri ed è stata dolorosa: mi sarei tagliata la gamba con la motosega dopo solo dieci minuti di impercettibili movimenti, ma questo mi ha dato la spinta e la voglia di rifarlo per non arrivare alla prima vera seduta con Silvia (la mia fisio adorata) a pezzettini, piagnucolante e isterica.

Voglio arrivarci in gran forma (mi sono anche messa a dieta che senza fare una cippa tutto il giorno stavo lievitando) e voglio fare come i calciatori che in due settimane sono in piedi. Senza i loro fisioterapisti né i loro soldi né i loro contratti però. Eh lo so, mi piacciono le sfide!

Ieri ho pianto anche perchè non riuscivo ad andare in balcone.

Sto a casa dei miei e hanno un bellissimo spazio verde ornato di gelsomini e limoni, e sdrai dai quali prendono il sole e leggono mentre io me ne sto appollaiata come un gufo su ‘sta sedia, urtando contro i mobili e desiderando tutto il giorno di poter fare quello che voglio. Da sola. Invece se non ci si mettono in tre (adolescente compreso che si diverte un mondo) non riescono ad alzarmi e farmi superare il gradino che pota fuori.

E così per non disturbarli spesso resto dentro, al tavolo della cucina a leggere mentre loro danno da bere alle piante, escono, si muovono. Fanno quello che anche io facevo fino a tre giorni fa.

Vorrei uscire.

Ma ci sono le scale e fuori i marciapiedi non sono adatti, è un casino quindi resto qui.

Spero che lunedì prossimo fisiatra e chirurgo diano parere positivo al mio tentativo di rialzarmi, e sennò vuol dire che porterò pazienza ancora un pò. Ringraziando Dio – comunque -che questa cosa ha una scadenza, no non l’artrite maledetta: la sedia a rotelle dico.

 

 

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17 thoughts on “Barriere architettoniche e mentali.

  1. Barriere architettoniche ideate da chi non ha idea di come ci si senta a dover bestemmiare tutti i santi solo per scendere da un marciapiede….e magari una volta ci provano per poter dimostrare agli altri di essere sensibili al tema (magari in occasione delle elezioni, per dire……..) il fatto è sempre il solito, come dici tu stessa, ci provi una volta e magari fallisci ma poi ti alzi sulle tue gambe e ti indigni…….
    E immagina un po l’indignazione di chi così ci deve vivere quotidianamente….
    Sembra che anche il tuo cagnolino stia facendo stretching dalla foto, prendili a schiaffi i medici se non ti fanno rialzare ok? Usa tutto ciò che serve, tiragli dei calzini sporchi, picchiali con la paletta delle mosche…..
    Dai che le piante vogliono essere salutate anche da te, se no si offendono!

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  2. 🙂 Come sempre mi hai fatta ridere!!!! E hai detto una triste verità: chi deve vivere così ogni giorno della sua vita ha battaglie ben più grosse della mia con cui combattere… un abbraccio grande

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  3. Leggendoti mi sono ritrovata molto nelle tue parole. Ho avuto grossi problemi alla schiena e, per mesi, tutto mi è stato difficile…muovermi, camminare, perfino stare seduta a tavola. Non potevo fare altro che star sdraiata e le lacrime scendevano. Ti faccio tanti auguroni, coraggio! Da oggi seguirò con piacere il tuo blog, se ti va, passa a trovarmi! Ciao! Silvia

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