amore · RIFLESSIONI

Flashback.

All’improvviso, di continuo, quando non ti sto nemmeno pensando, in quell’attimo di pace nel caos che provochi dentro la mia povera testa, in quell’unico piccolo, semplice, candido attimo dove tu non sei presente, mi giro, vedo una cosa e la corda attorno al collo inizia a tirare. Non sei tu, non farti paranoie amore, non sentirti così importante, tu non c’entri nulla. E’ che mi hai amata troppo capisci?

Troppo.

Ho avuto un casino col padre sai di quelli che ti fanno spendere mezzo stipendio dall’analista? Di quelli che: ‘scusi lei che infanzia ha avuto? Si è sentita amata? Suo padre c’era? Chiuda gli occhi e ripensi ai momenti in cui eravate insieme’. E niente alla fine sei costretta ad ammettere di essere forse quell’unica su un milione che non ha avuto il legame edipico col padre ma anzi, che ci si è piantata i coltelli nella schiena per 35 anni. E che ancora oggi deve stare attenta che se lo incontra senza la guardia alzata sono cazzi. Ecco questa pressappoco, volendotela fare breve che sei un uomo e so già che dopo poche righe ti rompi le palle e inizi a saltare, questa è la mia storia.

Un padre non tagliato per fare il padre, con poca pazienza, una madre stile anni ’50 innamorata alla follia del suo uomo, e una bambina che non si è mai sentita la principessa di nessuno. La Disney bisogna ammetterlo ha fatto danni irreversibili su certe menti particolarmente portate all’illusione. Ad ogni modo cercando di restare in tema stavo spiegandoti che la colpa non è tua. E’ che non mi sono mai sentita importante. La colpa non è nemmeno dei miei genitori che – pure questo l’ho imparato dal’analista, e con quello che ci ho speso permettimi di far sfoggio delle mie acquisite abilità interpretative – hanno fatto il massimo di quello che hanno potuto. Il massimo di quello che hanno creduto fosse bene per me in quel momento. Il vero problema qui sono io amore. Che da quando ho scoperto i ragazzi ci fosse stata una volta in cui avessi fatto la scelta giusta. Qualcuno di buono per sbaglio l’ho anche trovato, ma ho sempre avuto problemi con i buoni. Non iniziare a dire che siamo tutte così e che ci meritiamo gli stronzi, lo so come la pensi, è una cazzata. Ho i miei motivi. Cercavo uno simile a mio padre e quelli buoni non c’azzeccavano nulla. Ce l’ho la mia spiegazione. Quindi non ti agitare e ascolta.

Poi sei spuntato tu, un giorno di maggio, il primo in realtà. Avrei dovuto essere al mare e invece sono scesa per incontrare te che mi sei sembrato subito così carino e buono che ho avuto un principio di avversione. Questa non la sapevi!

Già, qualcosa sono riuscita a tenertela nascosta. Mettitela via, non vi diciamo tutto. Mai. E anche quando giuriamo che vi stiamo dicendo proprio tutto tutto tutto tutto trottolino amoroso, non è vero. Ci sarà sempre una piccola parte che non saprete.

Sai quando hai iniziato a piacermi da morire? Quando ho capito, anzi quando ho iniziato ad intuire che eri pericoloso. Che non eri affatto un trottolino amoroso che potevo rivoltare e maneggiare come volevo, ma una bomba da tenere con molta cautela. Avresti potuto farmi molto male, se solo avessi voluto.

Potevi. Ma ti sei innamorato. E la cosa ti ha sconvolto perchè non solo non te l’aspettavi ma nemmeno lo volevi. Non avresti mai voluto, lo so, lo sappiamo tutti, l’hai detto per mesi. Ma è successo. E tutto quello stupore, quell’amore che avevi tenuto nascosto e segreto per una vita intera è esploso travolgendo tutti e due in un’esplosione di colori, suoni, luci, odori, sogni, viaggi, cibi, sensi, mani, occhi, bocche, gambe, seta, lana, pelle, lacrime, sudore, lenzuola, telefonate, rabbia, chilometri, autostrade, incomprensioni, attese, sesso, amore … lasciandoci senza fiato.

Non eri il principe azzurro, eri quello cattivo. Ma io ero la tua principessa e questo è stato troppo.

Hai passato quasi tre anni a dirmi quanto mi amavi e quanto folle era quello che provavi per me e quanto assurdo era tutto questo, perchè mai ti era successo prima. Eri incredulo perchè a me dicevi tutto (si va bene dai, immagino che nemmeno voi diciate tutto tutto tutto tutto, te la passo), perchè io ero tutto, perchè se mi allontanavo ti mancava l’aria. E così mi hai quasi soffocata con telefonate ogni ora, messaggi, improvvisate sotto casa, richieste di attenzioni, scene di gelosia senza senso…a volte amore sinceramente non ti sopportavo. Però mi hai fatta sentire come mai nessuno prima.

Avevo la tua vita tra le mani, e l’unica cosa che mi interessava era renderla migliore. Magica. Ti ricordi quante cose facevo per te? E che gioia mi dava vedere i tuoi occhi illuminarsi.

Il flashback di oggi è un’immagine di alcuni post-it appiccicati ad uno specchio. L’ho vista ed è pazzesco perchè quando hanno a che fare con te i ricordi hanno una strada privilegiata, praticamente una tangenziale tutta loro: si accende un neurone nel cervello e passa direttamente da lì allo stomaco. Senza passare dal via, saltando la mente razionale. Immagine, o suono, o sapore, o ricordo, e SBAM! Immediato, senza corsia d’emergenza.

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Così quando ho visto questa foto in un attimo ero di nuovo a casa tua: in bagno di fronte allo specchio, davanti al frigo, in camera da letto sotto la sveglia, in macchina a nascondere post it scemi dietro al parasole…te li ricordi amo i miei bigliettini?

Con te veniva fuori la parte più scema e demente di me, quella che poteva ridere così tanto da finire distesa per terra, e quella mia parte faceva uscire la tua.

Tu sempre così compassato e preciso fuori nel mondo, da farmi chiedere se foste la stessa persona voi due. E tu scemo e trottolino quando eravamo soli. Tu che mi dedicavi canzoni, che suonavi per me, che non mi lasciavi sola un attimo, che c’eri sempre, a volte anche troppo. Tu che finché non siamo stati troppo stanchi e nervosi e stupidi, rendevi la distanza un altro dei nostri preziosi momenti perchè passavamo al telefono tutto il viaggio che ci separava.

Come faccio amo? Dove la trovo la forza per lasciarti andare? Dove trovo la forza di archiviare tutto questo? Mettergli un’etichetta: amore finito, distruttivo. Emozionalmente atomico, sentimentalmente infantile. Anno 2012. Infilarlo nell’ultimo ripiano dell’armadio e chiudere.

Per poter ricominciare a sentire il mio cuore battere. Non per un altro uomo. Per me. 

 

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