amore · RIFLESSIONI

Puff. Scompari!

Che poi è stato meglio che non abbia scritto durante il week end.

Non mi sono dovuta trattenere neanche più di tanto perchè tra un pranzo dai miei, un cinema di Ale, una lavatrice, otto ore di Vampire Diaries, per non parlare della puntura di Ortensia (se non avete niente di meglio da fare qui trovate 135 pagine sulla mia amica Orencia, info) e degli effetti del Meto (Meto, info) di giovedi sono stata più nel magico mondo della fibro fog che in questo.

Ma, c’è sempre un ma.

Se – e dico se – avessi scritto sarei sembrata ciclotimica.

Venerdì complice la stanchezza accumulata in settimana e un paio di bicchieri di prosecco a cena con i miei, sono stata presa d’assalto dai ricordi e dalla nostalgia che si è appollaiata su di me come l’aquila fa sul suo picco roccioso. Artigli ben piantati, atteggiamento deciso, per nulla intenzionata a farsi smuovere da quel che restava della mia razionalità. Ben poca cosa comunque.

Sabato mattina mi sono alzata per portare la bestia a scuola convinta che sarei tornata a casa di volata: divano e copertina fino all’ora di andarlo a prendere. Sommerda (non è un errore di battitura ma lo stato d’animo in cui mi trovavo!) dalla nostalgia e da quella mancanza che brucia come una scottatura del forno quando giri le patate, non avevo voglia di altro.

Se non di compiangermi. O piangermi addosso. O pensare. O guardare programmi idioti su sky fino ad addormentarmi.

Sicuramente non cucinare nè fare la spesa. Men che meno parlare.

Venti minuti dopo averlo mollato davanti al cancello della scuola ero a casa di Sara con mezzo litro di caffè davanti, a guardarla impastare biscotti al burro e a parlare di tutto.

Di lei e della sua vita, di me, dei miei sogni, di ciò che non voglio più, di come vedo il mio futuro, di quello che mi fa bene e di quello che sicuramente mi ha fatto male troppo a lungo.

Ero felice.

Ho persino fatto la spesa canticchiando. E ho comprato verdure!!! Ora io compro sempre verdure: sono una verdurofila accanita e Ale è vegetariano quindi i nostri pasti e le nostre cene oltre alle proteine necessarie alla sua crescita, contengono sempre svariati chili di verdure cotte in ogni modo possibile. Ma era un pò che avevo smesso di prenderle. Da qualche settimana soffrivo di un’apatia che solitamente non mi appartiene: quando mi passa la voglia di cucinare significa che la cosa è davvero grave. Per lui avevo continuato ad impegnarmi anche se molto meno rispetto al solito, mentre io mi ero cibata di mais in scatola e di qualche forchettata rubata ai suoi piatti mentre cucinavo. Non sentivo più l’ispirazione, non mi andava di creare, di sperimentare, di usare le tante spezie profumate che tengo nella cassettina in cucina, zero. Apatia totale. Svogliatezza. Mancanza di forze e di entusiasmo. Non tristezza semplicemente come se mi avessero staccato la spina. Off. Ciao. Tanti saluti.

E invece dopo una mattinata con Sara mi sembrava di essere accesa di nuovo.

Risoluta e certa di ciò che dovevo e volevo fare. Andare avanti e ritrovare ME. Ricominciare. Accoccolata sulla sedia della sua cucina con il profumo dei biscotti appena fatti che si spandeva tutto intorno e ci rendeva allegre, ricordo esattamente le parole che ho usato, i gesti fatti. La sicurezza che provavo era sincera, stare con lei mi aveva dato la carica. Mi sentivo nuovamente capace di tener testa ai pensieri, in grado di ridere davvero, di gusto.

Tutto questo è durato all’incirca fino a sabato sera, quando l’aquila è tornata al nido, pure un pò seccata che durante la sua assenza fossero state fatte le pulizie. Credevo davvero che se ne fosse andata? E dove altro poteva andare?

Bah, illusa.

Domenica è stata tutta in salita. Niente di nuovo: i soliti pensieri, la solita nostalgia, le solite malinconie con la piccola graziosa novità dell’impulso irrefrenabile – da dover sopprimere – di scrivergli messaggi visto che ora dopo tre anni ho il suo numero.

Stanotte ero sveglia e ho iniziato a pensare. Volevo una soluzione che funzionasse alla svelta ed efficacemente, qualcosa per contrastare l’aquila dei ricordi, una specie di repellente per la nostalgia sterile. E  – come spesso mi accade di notte – ho avuto un’idea che ammantata del tepore del piumone e col favore delle stelle mi è sembrata una genialata, ora un pò meno, ma voglio darle una possibilità.

Quando arriva il pensiero, senza prendermela, senza lasciare che prenda corpo, prima che diventi reale, lo guardo e gli dico: “Puff. Scompari!“.

Se non altro, mi fa ridere.

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