amore

Una lezione importante. Quasi persa.

Una lezione importante per un pelo non è andata persa.

Per un pelo le passavo accanto senza nemmeno rendermene conto.

Tutta presa a guardare lui.

Le sue mosse, le sue intenzioni, i suoi desideri.

Non mi sono fermata un attimo a vedere i miei. Non mi sono data un secondo per ascoltare, per sentire di pancia io cosa volevo. Cosa mi faceva bene.

Ero già pronta a tuffarmi – pur con mille dubbi – in una relazione solo perchè lui era disponibile. Lui è un lui particolare ovviamente, non sarebbe valso per chiunque, ma era preoccupante lo stesso.

Tutti avevano provato a dirmi di andare piano, di andare con i piedi di piombo. Con cosa? Con i piedi di che? Li guardavo stupita come se per uno strano scherzo del destino loro fossero stati tagliati fuori dal nostro amore meraviglioso (così meraviglioso che era finito), come se fossero degli esseri limitati che non potevano capire.

Come potevano dare dei consigli a noi? Noi esseri cosmici che ci eravamo finalmente riuniti a dispetto di tutto e tutti dopo anni di sofferenza e maturazione? Che ne sapevano di cosa eravamo noi?

Se (lui) era tornato era ovvio che (lui) voleva tornare con me.

Se (lui) mi aveva chiesto di rivederci era palese che (lui) provava ancora qualcosa.

Se (lui) mi chiamava tre volte al giorno quale altro motivo aveva (lui) se non provare le stesse cose di allora?

Era ovvio no?

Le mie emozioni e le mie intenzioni nemmeno erano prese in considerazione. Non sapevo nemmeno se ne avevo.

Quando il giorno dopo timidamente ho avuto il coraggio di ammettere che qualcosa non aveva funzionato, la consapevolezza mi ha colpita all’improvviso come un pugno dritto in faccia.

Un treno di emozioni sepolte alle quali non avevo dato diritto di asilo mi hanno lasciata spaesata, senza appigli, senza terreno sotto i piedi.

Ancora.

E comunque ho aspettato che (lui) dicesse la sua. Che (lui) frenasse. Che (lui) lucidamente analizzasse la situazione, prima di capire.

Se solo (lui) si fosse buttato senza pensare ora ci ritroveremmo incastrati in una relazione potenzialmente disastrosa come quella di tre anni fa, ci ritroveremmo con una bomba a mano pronta ad esplodere.

Ancora.

E non ne siamo scampati per merito mio.

Mancano due mesi al mio trentaseiesimo compleanno e ancora non ho imparato a chiedermi cosa voglio. Cosa mi fa stare bene. Ancora antepongo l’altro a me. Se lui mi vuole allora va bene. Se lui mi vede allora è tutto ok.

Ma questa lezione voglio impararla. Stavolta voglio fermarmi.

Prima dello schianto. E chissà, magari scopro anche che sono più forte di quello che penso.

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Piano piano, come lui.. Piano piano, voglio assaporare il mondo, imparare ad amare la lentezza e la cautela…

 

 

 

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