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Cosa c’è che non va?

Cos’è che è successo?

Una sola domanda, improvvisa. Non so se è giorno, notte, mattina, metà pomeriggio.

Da sempre – che io ricordi – nel momento esatto in cui mi sveglio dopo aver dormito mi faccio questa domanda.

Cosa c’è di brutto? Oppure: cosa c’è di bello?

L’inconscio lo sa, se è bella o brutta la cosa che mi attende al risveglio, ma la mente cosciente ancora non del tutto.

Ecco perchè la domanda mi assale senza che mi sia accorta di averla pensata.

Mi succedeva quando ero incinta. Cosa c’è di bello? Ah! Sì! Il mio pulcetto!

Mi succedeva al liceo. Cosa c’è di brutto? Oddio si! Verifica di latino, esame di maturità, tesina di antropologia!

Mi succedeva all’università, spesso era: cosa c’è di brutto? Ed erano sempre gli esami più ostici, la relazione che proprio non riuscivo a terminare, l’esame di sociologia generale o peggio! Quello di logica.

Allo stesso modo è arrivato il: cosa c’è di meraviglioso? Occhi ancora chiusi e la consapevolezza appena fattasi certezza che mi ero laureata, che gli esami erano finiti… ah, impagabile.

Mi è successo di nuovo questa notte, erano le cinque, mi sono svegliata perchè la gatta ha miagolato, mi sono alzata a bere e mentre tornavo a letto mi sono chiesta: cosa c’è che non va? Ah, si, sono malata. Ho una malattia cronica, incurabile, dolorosa e sono imbottita di farmaci. Ecco cosa non va.

Chiaramente non ho più dormito.

L’accettazione facilita le cose, dicono. Bisogna arrivarci però. E non è mica un traguardo che sta lì fermo ad aspettare che tu ti sistemi e ti ci abitui. Eh no, troppo facile.

Si sposta di continuo, non appena credi di avercela fatta ti piazza un ostacolo sul cammino, rende la strada scivolosa, pone paletti che non avevi previsto, sorride sornione dal suo angolo e ti sfida a raggiungerlo di nuovo. E’ una lotta quotidiana per stare dentro a ciò che si è, o con ciò che si ha.

A volte ci riesco a volte no, a volte cado, a volte qualcuno mi aiuta a rialzarmi. A volte mi rialzo da sola e a volte lascio che mi aiutino a cadere.

A volte scelgo male – ancora, pazzesco! – situazioni e persone, senza valutare l’impatto che avranno sulla mia vita e sulla mia salute, regalandomi mazzate gratis, così per gradire.

Fa freddo sto bene in casa, le medicine non mi aiutano a socializzare, ho nausea mi gira la testa, ma ho le mie tisane e le mie serie tv che aiutano a sfangare lunghe giornate fatte di tristezza e dolori allucinanti e paure. Un giro in centro: vetrine, luci, profumi, negozi che non conoscevo, vecchie stradine ancora inesplorate… sì mi manca un pò ma non è troppo difficile pensare che non posso farlo.

E quando arriverà l’estate? Se questo ginocchio continuerà ad essere così malridotto, e per malridotto intendo DAVVERO malridotto, cosa farò? Starò in casa da maggio a settembre? O mi sposterò solo con il taxi? L’ansia aumenta, potrei lasciarle spazio: togliere un pò di coraggio per lasciare il posto alla paura, paura di un futuro che non esiste perchè l’unico tempo che abbiamo, che ho, è questo presente in cui sto respirando e cerco di essere felice. Lo stesso.

E quindi continuo a respirare, anche se con un respiro esce l’ansia e con quello successivo cerca di rientrare per lo stesso posto dal quale l’ho appena sbattuta fuori… ma vado avanti … non ho alternative e non la lascerò vincere.

Modificate in Lumia Selfie
   Comunque vada, vinco io!

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