amore

Riflessioni senza (senso sull’) amore.

Io gli scriverei che mi manca. Come ho sempre fatto.

Che è stato bello.

Che lo rifarei.

Che l’ho sentito. Perchè anche lui aveva bisogno di sapere se e come mi avrebbe sentita.

Per noi (sempre quel noi che non esiste, che ha distrutto tutto, che va scordato e che non riesco a dimenticare, sempre lui, sì) il termine sentirsi aveva un significato particolare. Era qualcosa di simile alla fusione, era avere l’altro dentro allo stomaco o nel cervello come un buco. Come un pugno nella schiena che arriva all’improvviso e leva il fiato.

E guai quando accadeva che non ci sentissimo. Era l’orlo del baratro.

Eravamo schizzopatici lo so. E non vorrei ritornare a vedere l’abisso non vorrei lo giuro, ma se l’abisso portava con sè la magia, come fare oggi a ricrearla senza soffrire? C’è una magia simile a quella – NON quella va bene – compatibile con dei nuovi noi?

Ci vuole tempo, mi hanno detto.

E mi hanno detto che le farfalle e i fuochi d’artificio non sono tanto normali alla nostra età. Sul serio? Non posso crederci, e non voglio!

Mi sono tatuata un unicorno e volete farmi credere che la magia non esiste?

Siate seri, sù.

tatuaggio unicorno

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