AMICIZIA

La mia Opposite. O dell’amicizia (im)perfetta.

E questa oggi è per te amica mia…

Spero di vederti comparire presto sulle scale con una mozzarella e una birra in mano, sinonimo di una serata tra amiche di quelle che fanno bene all’anima..

FOTO SERE E ALE

Marzo 2014

E poi c’è lei. Lei che per mesi non sono riuscita a decifrare. Lei che è entrata nella mia vita come un fuoco d’artificio esplodendomi dentro come mai nessuna prima. Lei che ho amato dal primo istante in cui mi ha parlato. Lei per cui farei qualunque cosa in qualunque momento senza chiedere nulla. Ci siamo conosciute in palestra, lei a suo agio con lo spazio in cui si muoveva, io a disagio persino nel mio corpo. Ne è nata un’amicizia diesel uni-direzionalmente intesa. Lei mi scrutava da dietro quegli occhi neri come il carbone e così intensi, pieni di un mondo di cui volevo disperatamente fare parte. Lei con il suo passato e il passato dei suoi avi che riempirebbe le pagine di un magistrale romanzo storico. Il tempo ci scorreva addosso veloce tra impegni quotidiani e i fine settimana che occasionalmente iniziavamo a passare insieme.

E io invece avrei voluto essere sempre con lei. L’amore che provavo e la gioia di quando riuscivamo a stare insieme venivano però spesso offuscati da uno strano senso di inadeguatezza.

Ma forse non era proprio inadeguatezza, era più la certezza che tra noi ci fosse una strana lontananza cosmica che non capivo da dove arrivasse, ma cosa ben più grave, che non sapevo colmare.

Lei da un lato – piena di amici, di cose divertenti da dire e da fare; piena di segreti e cose che poteva decidere di non dirmi – io dall’altro, a contenere il disperato bisogno di averla accanto e di sentirla parte della mia vita. Ero pronta. Lo sono stata da subito. Pronta a sapere tutto di lei, a custodire ogni suo più piccolo segreto, a rendere uniche le nostre giornate, a farla sentire a casa. A condividere ogni cosa della mia vita passata, presente e futura. Le avrei regalato lacrime, sorrisi, segreti, desideri speranze aneddoti, tutto. Ma lei non lo era.

La guardavo sempre mentre parlava, anche quando non parlava con me e sentivo che quel maledetto spazio non se ne andava. Piano piano le cose di lei che mi venivano regalate aumentavano. Ma sbagliavo se pensavo che sarebbe bastato per farci diventare una cosa sola. La strada era ancora lunga. Per capirla, ma soprattutto per cercare dentro di me la forza e il coraggio di aspettarla – perché  ero sicura che sarebbe arrivata – ho ricominciato meditazione, mi sono buttata dentro libri di psicologia, zen, buddismo, reincarnazione, PNL. Tutte cose che tra l’altro amplificavano la lontananza visto che le sue letture erano e sono quanto di più diverso si possa immaginare.

Non saprei dire, anche se ci ho riflettuto tantissimo, da dove venisse la mia ferrea convinzione che dovevo lasciarle i suoi spazi, che anche in lei c’era un luogo per me, dovevo solo darle il tempo di scoprirlo.

Più volte scherzando, quando finalmente il suo cuore è stato mio, le ho detto che era diffidente. E lei si è sempre mostrata sinceramente stupita. Non le sembrava. Forse era vero. Forse la sua non era diffidenza, e forse ha davvero avuto bisogno di un tempo diverso dal mio per sentire quello che c’era tra noi.

E questo la rende ancora più magica.

Ho amato qualche uomo e ho voluto bene a molte donne, alcune delle quali sono ancora nella mia vita. Altre le ho perse lungo il cammino ma non le dimentico. Ma mai prima d’allora avevo provato la sensazione bruciante di amore per una donna. E amore inteso nel senso più dolce del termine. Perché  non c’è nulla di fisico in tutto questo. A parte l’immensa sconfinata gioia di abbracciarsi e stare vicine. Quello di cui parlo è l’estasi di stare insieme, di sentirsi dieci volte al giorno, di raccontarsi tutto, di poter piangere insieme ma soprattutto ridere. Ridere tanto, forte, ridere da doversi tenere la pancia e piangere. Ridere nello stesso istante, alla stessa occhiata, per lo stesso motivo, per uno sguardo d’intesa. Ma con lei c’è anche il ridere per non averla capita affatto l’occhiata, e raccontarselo dopo.

E poi c’è il ridere da sole, sapendo che l’altra – se ci fosse stata – avrebbe riso.

E nei piccoli e grandi disastri che la vita ci imbastisce ogni giorno per tenerci in allenamento c’è quel ritrovarsi l’una sul lettone dell’altra a sdrammatizzare le menate, per dare un senso alla giornata, per ridere ancora una volta. Insieme.

Lei è precisa e io sono approssimativa. Lei è attenta io mi distraggo sempre. Lei ama le sfide io le detesto. Io ho sempre quattro fornelli accesi, lei si ciba di mozzarelle. Io ho bisogno di aiuto per tutto, lei si cambia anche le tapparelle da sola. Lei ama l’horror, io mi metto le mani sugli occhi. Lei ascolta radio Virgin, io radio Venezia. Lei vivrebbe di carne, io sono vegetariana. Lei scienziata io tutta filosofie orientali e meditazione. Lei canzoni straniere io solo italiane. Lei solo vestiti neri, io solo colori. Io per rilassarmi guardo cazzate in tv, lei fa puzzle gotici da 5000 pezzi. Lei ride con tutti io sono sempre incazzata. Lei birra, io vino.

Lei ying io yang.

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