natale · nostalgia

Il primo Natale senza di voi.

Domani è Natale.

Era Natale anche l’anno scorso ma era un Natale diverso. Ed era già triste perché mancava il nonno, figuriamoci ora.

Io amo le feste PRIMA che inizino. E’ un’altra delle mille cose che mi fanno festa e di cui vi parlerò presto. Ma la festa di domani ho l’impressione che non sarà una vera festa. Domani infatti è il primo natale che passeremo senza i nonni. Che mia madre e sua sorella passeranno senza i genitori.

Per intero intendo, perché l’anno scorso Gastone già se n’era andato ma almeno restava la nonna Bruna come un severo e sconsolato avamposto di ciò che era stata tutta la nostra vita fino a quel momento.

Ma quest’anno anche lei non c’è più e allora è finita un’epoca.

E abbiamo fatto fatica a trovare la voglia e la gioia per decidere di trovarci lo stesso, senza di loro. E’ stata dura dare un senso al Giorno di Natale senza i nonni.

Ho una cuginetta che è stata messa la prima volta su un aereo che avrà avuto sì e no 12 anni. Direzione: Brasile.

Da quel giorno non ha mai smesso di viaggiare. Due anni fa uno di noi per Natale le ha regalato una stupenda mappa del mondo: credo che le restino da grattare solo l’Antartide e la Papuasia.

E durante il corso degli anni non importava in quale parte assurda, lontana, irraggiungibile del mondo lei fosse: Berlino, Perù, Bolivia, Nuova Zelanda. Io aspettavo il suo messaggio verso i primi di dicembre, che puntualmente poco dopo arrivava: “Cugi, torno eh! Vengo giù per il pranzo col parentame! Non vedo l’ora, ci sei vero?“. Ovunque lei fosse, con chiunque stesse passando il suo tempo, la mia cuginetta bionda e ricciola prendeva il primo volo e tornava a casa.

I nonni, come tutti i nonni in fondo, erano un’istituzione.

FAMILY.....OR...WHATEVER.... (2)

Nessuno avrebbe mancato quell’appuntamento per niente al mondo.

Non solo i nonni erano un’istituzione, lo erano i pomodorini secchi al forno che tutti noi assaltavamo appena entrati, lo erano le ciotoline di grana e parmigiano sparse ovunque sulla penisola che separava la zona caminetto-regali dalla zona se magna.

Era un’istituzione la classica domanda: “scusate ma secondo voi i regali li abbiamo sempre aperti prima o dopo pranzo?“, ci fosse stato un anno che eravamo tutti d’accordo.

Era un’istituzione commentare come erano venuti gli gnocchi della nonna e come i tortellini di mia mamma; e poi c’era il torrone di Verona che se niente niente non avevi dei denti da velociraptor non potevi nemmeno guardarlo che ti si crepavano. Quest’anno l’ho preso io il torrone ma non è la stessa cosa.

Erano un’istituzione le tante bottiglie di vino portate da mio zio e mio padre, il nonno Gastone che teneva banco per ore…. Il nonno che tutti noi nipoti ascoltavamo rapiti parlare di qualunque argomento per un tempo infinito e sempre troppo breve.

E poi c’erano le nostre mamme che facevano capannello attorno alla nonna Bruna (mi stava venendo da mettere la maiuscola a Nonna, sul serio!) per aiutarla, farla sentire coccolata, per ascoltarla. Una giornata dedicata a lei.

E c’era – almeno per me – l’ansia del rientro…. della giornata finita, di quell’atmosfera magica e gioiosa in cui per poche ore non esistevano più i problemi a scuola, gli scazzi con i genitori, i giramenti di palle per quel tipo che ti piaceva tanto e non si decideva a chiamarti – che comunque il telefonino lo guardavi lo stesso per tutta la durata del pranzo ma era come se il tempo fosse dilatato e quella cosa che fino alla mattina era di vitale importanza avesse perso un pò del suo carattere di urgenza-, il pensiero dei compiti delle vacanze, cosa fare a capodanno…..

Tutto passava in secondo piano quando si arrivava dai nonni. E i primi anni, ancora adolescente, c’erano le sigarette fumate fuori in giardino con la Trudi e mia mamma di nascosto da mio padre, mentre le due sorelle che non si vedevano da tanto tempo ritrovavano in un attimo quella complicità fatta di sguardi e sorrisi e frasi sussurrate che solo loro potevano capire.

E c’era il nonno, l’unico che mi pareva avesse sempre una parola dolce per me, anche se lui non parlava mai, o proprio per quello il suo: “ciao stea” era un mondo intero.

C’erano i cugini che durante l’anno non vedevo mai e che a Natale erano sempre più grandi, alti, magri, belli, studiosi e immensamente più giudiziosi di me, a detta della nonna Bruna. Che io mi preparavo per mesi per arrivare al top ma niente, c’era sempre il particolare che non avevo considerato e che lei mi faceva notare. Mi impirolavo ancora i capelli! Ancora??? Fumavo troppo, non avevo un moroso, avevo troppi morosi, ero cicciottella, ero troppo sciupata, rispondevo a mia madre, non comunicavo con mia madre, ero troppo chiacchierona, non parlavo mai….sicuramente qualcosa la sbagliavo, ma domani pagherei per sentirla dire: “non lamentarti della malattia, non parlarne sai! Perché la gente odia la gente che si lamenta sempre. Guarda me, guarda le mie mani, e guarda il nonno povero come sta male, e allora? Io faccio finta di niente e sorrido.”

Che poi non era mica vero ma io vorrei lo stesso sentirmelo dire e mi mancano da morire e mancheranno a tutti e tutti rideremo comunque perché si deve fare ma ad ognuno di noi mancherà un pezzetto nel cuore. Anzi due.

Ciao Bruna e Gastone.

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La carta del mondo che si gratta
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5 thoughts on “Il primo Natale senza di voi.

  1. sei unica nel trasmettere i tuoi sentimenti, ti capisco, perché i tuoi non tornano più, ma i miei, non i nonni, se ne sono andati per la loro strada e non esiste Natale o altro. E mancano, un po’, però io vado avanti guardando quello che la vita mi dà ora. Buon anno, carissima.

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