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Polvere di stelle.

Polvere di stelle.

Reumamma non esiste più.

Un giorno eravate convinti di seguire una pagina e il giorno dopo vi siete trovati con un “mi piace”  su una mai vista prima.

Perché? Che era successo?

 

Ora vi spiego….

Io sento le voci. Le ho sempre sentite e le sentite anche voi se state attenti, ne sono sicura.

Si tratta solo di farci l’abitudine. Di prestare attenzione a quello che l’anima vuole esprimere. Non sempre le seguo, ma so sempre perché – se  accade – e soprattutto sono pronta alle conseguenze.

Se non mi ascolto non succedono mai cose positive.

Le vocine hanno un senso. Sempre. Per un motivo o per un altro sanno quello che è meglio per me…..perché sono me.

Solo, una me più intima , meno visibile, un po’ cauta, non ancora pronta.

Una me che ha intuito la strada ma che ancora non saprebbe dare indicazioni né spiegare il perché ha deciso di percorrerla.

Quella me di cui parlo era in ansia da settimane.

Sentivo il bisogno di scrivere eppure ogni volta che mi avvicinavo al computer avvertivo un fastidio e non capivo per quale motivo. Era lo scrivere di me che mi faceva stare male? Non mi sembrava, nonostante questa convinzione ho dedicato un po’ di tempo a  riflettere su questo punto per essere certa di non mentirmi.

Poteva essere che non mi sentissi all’altezza? Anche questa volta mi sono lasciata il tempo di ascoltare a fondo e posso dire che non era nemmeno questo il motivo. Certo non mi sento Marguerite Yourcenar però mi piace quello che faccio.

Non so se arrivo, se riesco a toccare le corde giuste, se sono interessante, stimolante, divertente, ma certo io ne ricavo un gran beneficio. E’ il mio personalissimo atto psicomagico quotidiano che mi fa stare bene.

– Il fatto che il correttore voglia cambiare psicomagico in psicopatico mi fa riflettere -.

Detto questo ho staccato per qualche giorno e mi sono detta che dovevo a me stessa tutto il tempo necessario a capire. Dovevo andare a fondo della questione.

Non potevo fare una cosa che amavo e provare ansia allo stesso tempo.

Parlando con una persona alla quale sono legatissima da un filo sottile impercettibile delicatissimo ma allo stesso tempo forte come l’acciaio, è uscito tra le poche righe di un nostro discorso, il nome della mia pagina. Questa persona non ha detto nulla di particolare ma grazie alle sue parole ho sentito il click che mi serviva, la rivelazione che stavo aspettando con ansia.

Quel nome era preoccupante.

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Mi sono accorta che ogni volta che aprivo la pagina (che si chiamava allo stesso modo) o il mio blog venivo colta alla sprovvista. Era come se qualcuno mi stesse sparando addosso un’etichetta. Tipo con le prezzatrici dei supermercati avete presente?

LA MADRE. LA MALATA.

Avrei scritto di unicorni (sul serio:  VOGLIO scrivere di unicorni e lo farò presto!),  stelline, porte magiche per le fate, di  sogni, di mammesingletudine, delle mie amiche.

Avrei scritto di storie passate e di speranze per il futuro, vi avrei postato ricettine vegetariane gustossime, parlato di me, di quello che amo, di ciò che mi fa festa come direbbe Federica, di quello che non mi piace, della mia gatta Lucinda detta Lucy (pron. Liusi) e del mio amore per il chianti, del mio libro, delle mie battaglie, delle mie piccole grandi cazzate e di come riesco a trasformare quasi ogni cosa in una lezione positiva.

Avrei sì….ma come avrei potuto farlo?

Come, se ogni cosa era impregnata di malattia? Come, se quell’etichetta sovrastava tutto?

Io ero quella roba lì. Una. Madre. Malata.

E finché non sono stata pronta a coglierlo non ho potuto farci niente, stavo male e non capivo perché.

Quella persona era lì nell’attimo esatto in cui ne avevo bisogno, e mi ha aiutata ad aprire gli occhi e a liberarmi.

Polvere di stelle non è nemmeno un titolo così originale, eppure chi mi conosce bene sa che sono io.

Sono polvere di stelle perché amo tutto quello che sbrilluccica, che è colorato (di rosa possibilmente), che ha un fondo di magia o che potrebbe averlo. Se può averlo io lo trovo.

Amo tutto quello che non riesco a spiegare, credo nelle fate, negli gnomi e nei folletti e credo fermamente negli unicorni. Soprattutto credo nel potere terapeutico di questa mia attitudine. A me fa bene, non disturbo nessuno e mi rende felice…

Ammanto tutto quello che mi circonda di magia: scrivo ancora a Babbo Natale con mio figlio di 12 anni che mi chiama dalla camera: “maaaaammmaaa daiiiii! Non c’è bisogno, lo so che sei tu!”…. e io gli spiego che non è per lui. E’ per me. Non potrei vivere senza magia.

Domenica un’amica mi ha chiamata Iridella, ve la ricordate? Era un cartone che adoravo da bambina e l’ho preso per un complimento! Io viaggio per il mondo dove posso, quando posso, con la mia bacchetta magica e il mio cavallo alato con la criniera arcobaleno a portare i colori dove Murky Cupo ha portato il grigio.

Io non ero quella roba lì. O meglio non solo. Meglio ancora: non sto dentro ad un’etichetta! Nessuno di noi dovrebbe starci, né farcisi mettere!!

Dovremmo essere liberi di cambiare ogni giorno. Di essere quello che sentiamo, quando lo sentiamo.

Io odio quando mi chiedono: “sei una persona…..?” e ci infilano un aggettivo. Io non lo so. Non lo so cosa sono: se sono simpatica, permalosa, introspettiva, egocentrica, amichevole…..sono tutto, non sono nulla, sono diversa ogni  giorno perché ogni giorno scopro un pezzetto in più di me e ci lavoro. E vado a fondo, e allora cambio.

Non ho mai saputo rispondere a quelle domande, un pò come in Jack Frusciante quando Alex non sa mica dirlo ad Aidi che musica ascolta….un pò tutta….ma si vergogna e quindi spara alto….

Adesso sono libera, libera di essere me stessa. Qualche giorno sicuramente con lo scazzo dovuto alla mia compagna di viaggio ma per la maggior parte un’ atomica, brillantinosa, esplosiva, dinamitarda e spumeggiante ME.

SENZA ETICHETTE Nè DEFINIZIONI, SENZA LUOGHI COMUNI Nè FRASI FATTE. UNA FATINA COLORATA E SCASSAPALLE CON UNA BACCHETTA ARCOBALENO….. E adesso devo lasciare il computer a mio figlio prima che mi stacchi la spina…..

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