amore · gioia · nostalgia

Storie. di. un. divano. verde.

Ci sono delle storie che non si possono raccontare.

Perché sono troppo. Troppo forti. Troppo dolorose. Troppo sbagliate. Troppo chiuse. Troppo lontane. Troppo diverse dalla vita che ci si è scelti.

Perché non ha più senso.  Perché le cose non cambiano se non si ha la volontà di farle cambiare. Perché a volte si è parlato fin troppo, senza capirsi. Perché si è in due, e a volte invece che due metà di una mela si scopre che si è come acqua e olio in un bicchiere.

Si può stare assieme per sempre senza amalgamarsi mai. Ma quell’amore è troppo. Troppo forte, troppo violento, troppo totalizzante perché si possa accettarlo così. A metà. E allora ci si lascia.

Qualcuno lascia scrivendo fiumi di parole che la Divina Commedia in confronto è un bignami – io – . Qualcuno sparisce – lui -.

Qual è il modo giusto? C’è un modo giusto? Secondo me sì, c’era.

E sarebbe stato guardarsi negli occhi e dirsi che anche se l’amore non era davvero finito l’avevamo dilaniato, sfilacciato come un maglione tolto e messo centinaia di volte che ormai ha perso la forma.

Dirsi che non c’era altra strada, che quella era l’unica scelta rimasta. Qualcuno, molti a dire il vero, mi hanno rimproverata e spiegato che non solo non c’è un modo giusto, ma anche che – secondo loro – il modo giusto era stato il suo. Un taglio netto preciso, una sciabolata, una mano di bisturi, senza anestesia, e poi il silenzio. Fine. Cosa c’era da dire di più di quello che c’eravamo detti per mesi?

Forse è vero eppure non sono d’accordo. Non lo ero quattro anni fa e non lo sono ora. Ma a questo punto ho capito che quello che volevo io conta assai poco. Ha scelto lui per tutti e due e tanti cari saluti.

Non ne parlo nel mio libro, di lui, non ne parlo mai. E’ una scelta. L’ho protetto. Non lo capirà ma l’intento era quello.

Non ha mai capito niente. E’ sempre stato convinto di sapere qual era la cosa giusta da fare. L’imperatore. Seduto sul suo trono. E gli altri a farsi andare bene le sue scelte.

Ho dato al mondo la mia storia, la mia vita, ma ne mancava un pezzo. Un pezzo importante, vitale, che non ho più se non nei ricordi e devo nutrirli tutti i giorni per non farli sbiadire per non dimenticare, per tenerli vivi perché io lo voglio vivo questo pezzo. Non voglio mollarlo.

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Ci ho provato. Tantissimo. A mettere insieme i cocci della me andata in frantumi ma appena finivo li guardavo come si ammira un quadro e pensavo: “Belloooo! La colla tiene!“…e.. SPAM! Crollava. Di nuovo.

Alla fine mi sono stufata.  Che restino in pezzi. Qualcosa si  è rotto dentro. Glielo dicevo che sarebbe finita così e lui non mi credeva.

In questi anni ho cercato sempre di valorizzare le piccole cose, è quello che insegno a mio figlio: a gioire per un fiore, un profumo, un ricordo, una risata fatta insieme, una telefonata inaspettata, una carezza… cerco di notarle tutte e di essere grata ogni volta. Sono tante le cose che fanno festa, e quando hai un figlio ancora di più perché basta un: “ti voglio bene mamma!” per colorare il mondo, cancellare la stanchezza, farti sentire invincibile, wonder (ful) woman e l’uomo ragno messi assieme, eppure a volte mi perdo nei ricordi e mi sembra che la festa vera manchi nella mia vita da così tanto tempo….

Il mio libro è andato per il mondo senza la nostra storia perché parla di altre guerre altre battaglie e altre vittorie. Ma un piccolo spazio ho voluto dedicarglielo perché fa parte di me e perché ho la sensazione che comunque andranno le cose dal suo angolino non se andrà mai.

Ciao uomo del mio divano verde, non è cambiato nulla, né l’intensità, né la forza, né la nostalgia. Non è cambiato l’amore. Di una virgola.

La prima volta sul pedalò insieme, al largo della spiaggia dei Sassi Neri;
quella volta che siamo andati al ristorante senza portafoglio e che tu mi hai fatto quella bellissima fotografia;
quella volta che al ristorante mi hai detto “andiamo?” e io ho capito “ti amo”;
per ogni volta in cui mi guardi di profilo e mi dici “sei bellissima”;
ogni volta che siamo in giro, ci guardiamo e tutti e due abbiamo solo voglia di tornare a casa ad abbracciarci;
la fatica di alzarsi e dividersi la mattina presto, quando dobbiamo andare a lavorare;
addormentarsi abbracciati e stringersi tutta la notte senza dormire;
le nostre cenette con insalata e chianti,
quelle in cui cucinavi tu per ore, mentre io ti guardavo dal nostro divano verde;
ogni volta che hai rovesciato qualcosa dopo aver pulito, io che ridevo e tu che urlavi;
le volte in cui mi parli in dialetto e mi fai ridere;
per tutte le volte in cui mi fai quello sguardo che adoro e che mi dici che sono tua;
per i messaggi inattesi;
quando cammini davanti a me e mi tieni aperte le porte, o allunghi la mano a cercare la mia;
ogni volta che arrivo da te e tu stai nascosto dietro la porta, e so già che stai sorridendo;
ogni volta che me lo aspetto e mi scrivi qualcosa di dolcissimo;
ogni volta che invece riesci a stupirmi;
ogni volta che abbiamo un problema e sappiamo come risolverlo;
per ogni telefonata fatta e ricevuta sotto le coperte;
per ogni volta in cui la tua voce ha cambiato la mia giornata;
per tutte le volte in cui crollo addormentata aspettando che mi chiami dopo il turno;
ogni volta che ti sento salire le scale e ti sento chiamare “tata?”;
ogni volta in cui corriamo sulle mura e tu mi racconti i film facendomi distrarre;
per i “pipponi a quattro mani” come li chiami tu, che mi fai ma che riesco sempre a sopportare perché ti adoro;
per tutte le volte che ti sto aspettando e mi si sbava il trucco perché mi addormento;
per la prima volta in cui mi hai detto che ero tutta la tua vita;
per quando entrando nella fase REM mentre siamo al telefono ti dico cose senza senso e per le tue risate;
per ogni volta che poi me le racconti al mattino e ridiamo come pazzi;
per i baci che dai ad Ale prima che vada a letto e per esserci stato alla sua festa di compleanno;
per i palloncini che hai gonfiato, le candeline che hai acceso e i regali che hai portato;
per la tremenda sensazione quasi certezza che ci perderemo e per vivere ogni attimo come se potessimo imprimerlo nella memoria per sempre;
per i giorni difficilissimi che abbiamo passato e per quelli ancora più duri che sono sicura verranno… ti amo cc. Come mai prima d’ora.

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